Notizie, incontri e interviste in continuo aggiornamento

C'è chi fa.


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Il PD continua a sbagliare. Via i vertici.

Per il Partito Democratico non c'era da aspettarsi niente di buono dal voto del 4 marzo e un gruppo dirigenziale distante dalla realtà e quanto mai autoreferenziale non è stato in grado di comprendere ciò che stava accadendo. E, come se non bastasse, ancora oggi, lo stesso gruppo dirigente, sia a livello locale che regionale, sfugge ad una severa analisi, ad una sincera e profonda autocritica. Il Pd è un paziente che rifiuta la malattia, con tutte le conseguenze del caso. Si continua sulla scivolosa strada della glorificazione dell'azione di governo con un accanimento tale che si ha la sensazione che ci si voglia far beffa degli elettori e di un esito elettorale che può essere annoverato solo tra le disfatte. Un segno di immaturità che trova conferme nel mortifero isolamento politico a cui ci siamo consegnati in quest'ultimo mese. Non fa eccezione l'Abruzzo dove le riunioni degli organismi del partito molto spesso si sono limitate a sterili esercizi retorici, piuttosto che a mirabolanti prove di equilibrismo, con un'attenzione maniacale a non calpestare i piedi a potentati ormai decadenti. Così come sono risultati urticanti i tentativi di orientare la discussione alla quale ci si è di fatto disabituati.

Le solite prove di furbizia che rischiano di relegarci nell'irrilevanza della proposta politica. Addirittura, alla retorica del "dobbiamo tornare tra la gente", del "bisogna ripartire dai circoli" abbiamo contrapposto un inedito "servizio d'ordine" per evitare che qualche semplice iscritto partecipasse agli incontri. Ma, ritengo, che il problema sia molto più profondo e antico. Il Partito Democratico ha innanzitutto un problema di identità. Deve chiarire a se stesso, per spiegarlo agli altri, chi vuole rappresentare e quali politiche vuole attuare per poter assumere questo ruolo. Da forse più di vent'anni abbiamo accettato, come riferimenti inscindibili della nostra azione di governo, il mercato e la sua capacità di autoregolamentarsi; la globalizzazione come fatto nuovo in grado di determinare un futuro di prosperità economica, intellettuale e sociale per le nostre vite. Oggi possiamo dire che è stata una visione fallimentare nella misura in cui non abbiamo compreso che sono fattori sociali cui la politica deve porre le regole.

In questo tempo è aumentato il disagio ed ha assunto connotati nuovi, annidandosi nella società in maniera trasversale o meglio, mi passerete il termine, interclassista. Rispondere a questo disagio richiede analisi, visione e scelte coraggiose. Esattamente il contrario dell'immobilismo tattico al quale ci siamo consegnati. Il Partito Democratico deve ritrovare la sua identità e lo deve fare partendo dalla difesa degli ultimi, dei deboli, degli esclusi. Bisogna tornare a possedere il sogno di una società diversa e più giusta. La lotta alle disuguaglianze è la sfida della sinistra che vuole tornare a essere protagonista nella società. Bisognerebbe abbandonare ogni timidezza nel definirci e nel voler essere forza di sinistra. E proprio su questo terreno abbiamo perso gran parte del consenso. Bisogna fare scelte radicali che mettano in campo politiche fiscali in grado di determinare una vera redistribuzione del reddito (l'esatto opposto della flat-tax di Berlusconi e Salvini), politiche di sostegno per le fasce più deboli, un piano di riorganizzazione del welfare che guardi ai nuovi bisogni sempre più diversificati ed individuali. Per fare questo c'è bisogno di un nuovo partito e di una fase congressuale riformativa della nostra identità. Chi ha perso passi la mano e lo faccia davvero agevolando questo processo. Ci attendono elezioni amministrative a giugno, elezioni regionali al massimo tra 12 mesi e continuare come se nulla fosse accaduto non è il miglior viatico. Raccolgo l'appello di chi sulle pagine di questo giornale ha chiamato a un impegno con la speranza che si voglia guardare più a cosa c'è fuori da questo Pd per coinvolgerlo e portarlo a essere protagonista di un nuovo Partito Democratico.

Il CENTRO, 5 aprile 2018



In 5 anni di mandato in Parlamento

ho fatto:

- alcune delle battaglie che ho sostenuto -
Rottamazione delle cartelle Equitalia
Difesa della sanità pubblica e degli ospedali periferici
6 miliardi di euro per la ricostruzione post-terremoto
Avvio dei lavori di bonifica per il sito di Bussi
Messa in sicurezza autostrade A24 e A25
Tasse per i giganti del web
1,5 miliardi di euro per la ferrovia Pescara-Roma
Divieto per le banche di applicare interessi su interessi
Antonio Castricone

Candidato alla Camera dei deputati
Collegio Uninominale 4 | Chieti-Sulmona-Val Pescara